Ancora non so in che lingua scrivere. Va bene, scriverò in due, l’italiano e il portoghese.
Siamo partiti (no in macchina a vapore, nemmeno per 36
giorni ahahah ma sembrava essere).
Siamo arrivati a Parigi
con una valigia senza un pezzo ma eravamo là.
La cosa che aspettavo di vedere a Parigi era ... no, non
era Il Louvre nè la Torre Eiffel. Era Tiago che ci aspettava all’aeroporto.
Stanco d’aspettarci, bello e biondo come sempre e in salute.
È stato come se ci avessimo visti nella settimana scorsa a quel giorno. Così
sono i legami fra amici.
Itália: Milano(ah!
– questo fu il suono che ho ascoltato quando Joelso ha visto il Duomo) e dopo
Padova. Camminare per le vie di Padova, anche se dietro a me “veniva” anche una valigia, è stato un ricordo
speciale del nostro Gemellaggio.
Arrivare al Prato della Valle, dopo al Santo e là ritrovare un caro amico. Quando
mi vede, mi abbraccia e dice “Che piacere rivederla”.
Rovolon: direi che
questo viaggio si basa 50% in questo.
La mia città in Italia, la mia gente. Come vorrei che le
nostre mani non si slegassero mai... “saudades”.
Passeggiate per varie città, vedere castelli, rivedere
amici cari, notte bianca, il Bucaneve che adesso porto “in me”, vecchi amici e
nuovi amici.
Lasciarli sapendo che non vedrò a tutti con la brevità
che vedrò i miei in Brasile mi ha lasciato senza un pezzo. Il pezzo che ho
piantato là, vicino alle mura del Bucaneve.
Firenze: Conoscere
questa città mi ha fatto scoprire una nuova Itália. Esiste in questa città qualcosa di vicino, di casa.
La simpatia del popolo è vera e ti offrono
una mano come fratelli e Il Davi “ é lindo”.
Roma: Posso dire
che ho vissuto come una romana per 15 giorni. Prendere la metro, passeggiare
per quelle vie che hanno storie di arte, di guerre, di persone che vorrei
conoscere. Fare la spesa, perdermi nelle vie e scoprire così posticini belli e
comprare il prociutto in un posto che mai dimenticherò.
La scuola: Arrivare
in ritardo nel primo giorno perché non ho trovato la via ha fatto il ragazzo
che mi ascoltava al telefono ridere molto.
Entro nella stanza, dove ho trovato tutta l’Europa e
anche un po’ di più, e trovo l’insegnante. Lei ci chiama "colleghi" e ci
lascia presto darle del tu. Lei fa la misura delle parole, parla con calma e
recita delle poesie, canta Volare. Ogni giorno mi lascia più felice di essere lì.
La grammatica dei tempi al passato non è più un peso.
Arriva un’altra insegnante. Questa dice che si sveglierá
davvero dopo le nove, io dico lo stesso e rido. Ci presenta la pubblicità italiana
come chi presenta uno spettacolo e trova in questo un modo diverso di insegnare
l’italiano, anzi, ci fa trovare.
Tutte e due scrivono libri. I libri che, a volte, usiamo per insegnare. Mi sento piccola seduta
lì e sento che mi manca molto per essere un’insegnante, ma anche sento che,
almeno, sto facendo la strada per essere una.
Altro insegnante, questo ci mette dentro un film. Un film
con “La Loren”. Scopriamo quanto esiste della vita di ogni giorno in un film,
quanto possiamo fare vedere ai nostri cari studenti.
Germania: Trovo la
mia “Cara amica” salutandola con un sonoro “ich liebe dich” come sempre abbiamo
fatto. Lei ci riceve con un pic nic e
mangiamo pane e pretzel.
Dopo seguiamo per il Castelo Neuschwanstein,
dove la vera Sissi vissi e Cenerentola dovrebbe aver vissuto.
È da perdere l’aria...
Germania è stata una bella sorpresa perchè io ho pensato
di visitare una amica e questo mi bastava, ma lei mi ha presentato “il Lago di
Costanza”, mi raccontò cose che per lei sono normali ma che io solo conoscevo
nelle storie che leggevo da piccola: I Fratelli Grimm(grazie Guido), la Foresta
Nera, Sissi...storie della Germania.
*Quando
Angélica nos convida para ver o desfile de fim de semestre escolar, pensávamos
que fosse algo comum. Chegando lá ouvimos a primeira Fanfarra, mas quando vimos
é que o queixo caiu. Depois desta vieram mais ou menos oito, inclusive uma
Escocesa. Deixou no chinelo tudo que já vi em termos de desfile escolar. (scusate, ma
questo ho pensato in portoghese)
Passeggiamo per molti posti, abbiamo visto molte città,
paesi...ma Angelica è la cosa che ci allegra più. Suo modo di vedere le cose e
di essere fiera di questo, suo amore per un italiano Bellunese e per “i so fioi”. Angelica è come il
rosmarino: va bene con tutto, e lascia una traccia dove passa, un ricordo
buono.
Rio Grande
do Sul:
- Di dove sei Angela? Sono di COTIPORÃ.
- E dove è questo posto?
- Rio Grande
do Sul/Brasile- exatamente nesta ordem por favor.
Quando dico che parliamo ancora dialetto veneto, quello
antico che adesso non si parla piú in Italia, le persone pensano che sono
pazza. Dopo dico che vorrei comprare un piumino (casaco de penas) perchè fa
freddo dove abito. - Ma dove abiti? In Brasile – ridono molto e allora spiego
che “esiste” una parte del Brasile dove fa freddo e anche, a volte, nevica. Loro
dicono:- Ah! ( questo vuol dire che non
credono, ma adesso sono 5 gradi e nevica in alcune cittá di questo sud).
Abito em Cotiporã,
na Serra Gaúcha, sono professora de
italiano e ne sono fiera.
Joelso:Mio amico e
compagno di viaggio, prima volta in Europa. Abbiamo vissuto di un tutto, ma
tutto próprio ah! Ti avevo detto que questo viaggio viene a dividere le acque
come ha fatto Mosè, quello dei corni che abbiamo visitato in San
Pietro in Vincoli ahahahah(e eu nem acendi uma vela lá kkkkkkkkkk).
Torno a casa e ritrovo tutto bene con i miei e ringrazio una
volta in più di essere a casa...anche se fanno 9 gradi e io sono venuta di un
posto dove erano 34. Va bene così...
Torno a Cotiporã...sento tanto che le cose che ho visto e
vissuto non possono essere impiegate qui.
La cultura non si insegna per le finestre chiuse.
Angela Scarton Taffarel